{"id":1194,"date":"2023-08-16T09:15:40","date_gmt":"2023-08-16T07:15:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.bellinzonamasterplan.ch\/?page_id=1194"},"modified":"2023-09-13T09:27:18","modified_gmt":"2023-09-13T07:27:18","slug":"prologo","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.bellinzonamasterplan.ch\/index.php\/prologo\/","title":{"rendered":"Prologo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.bellinzonamasterplan.ch\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/ierioggi.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1222\" src=\"http:\/\/www.bellinzonamasterplan.ch\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/ierioggi.png\" alt=\"\" width=\"1303\" height=\"868\" srcset=\"https:\/\/www.bellinzonamasterplan.ch\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/ierioggi.png 1303w, https:\/\/www.bellinzonamasterplan.ch\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/ierioggi-300x200.png 300w, https:\/\/www.bellinzonamasterplan.ch\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/ierioggi-768x512.png 768w, https:\/\/www.bellinzonamasterplan.ch\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/ierioggi-1024x682.png 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 706px) 89vw, (max-width: 767px) 82vw, 740px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Invito a far scorrere titoli e sottotitoli e a soffermarsi sulle immagini prima di addentrarsi nella lettura dei singoli capitoli.<\/p>\n<p>Da 40 anni.<br \/>\nProgettare per studiare, leggere, capire, il disegno della citt\u00e0 e del suo territorio.<\/p>\n<h1>Prologo<\/h1>\n<p>Debellare l\u2019UTOPIA<br \/>\n(neologismo di Tommaso Moro, coniato nel 1516, composto di\u00a0<em>ou<\/em>\u00a0non e\u00a0<em>topia<\/em>\u00a0luogo)<br \/>\nSignifica: debellare il NON LUOGO<br \/>\nSignifica: debellare la PERIFERIA CANCEROGENA, che invade e annienta tutto.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.bellinzonamasterplan.ch\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/Bellinzonamasterplan-hi-res-1.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1230\" src=\"http:\/\/www.bellinzonamasterplan.ch\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/Bellinzonamasterplan-hi-res-1.png\" alt=\"\" width=\"1830\" height=\"2606\" srcset=\"https:\/\/www.bellinzonamasterplan.ch\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/Bellinzonamasterplan-hi-res-1.png 1830w, https:\/\/www.bellinzonamasterplan.ch\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/Bellinzonamasterplan-hi-res-1-211x300.png 211w, https:\/\/www.bellinzonamasterplan.ch\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/Bellinzonamasterplan-hi-res-1-768x1094.png 768w, https:\/\/www.bellinzonamasterplan.ch\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/Bellinzonamasterplan-hi-res-1-719x1024.png 719w\" sizes=\"auto, (max-width: 706px) 89vw, (max-width: 767px) 82vw, 740px\" \/><\/a><\/p>\n<p><a name=\"premessa1\"><\/a><\/p>\n<h2>Premessa 1<\/h2>\n<p><strong><em>\u201cLo sviluppo insediativo centripeto di qualit\u00e0 \u00e8 il tema principale attorno al quale si articola la LPT.\u201d<\/em><\/strong><\/p>\n<p><em>\u201cIn sintesi si tratta di guidare l\u2019evoluzione degli insediamenti verso una maggiore concentrazione di abitanti e posti di lavoro in luoghi strategici, \u2026 luoghi ben allacciati al trasporto pubblico, dotati di commerci e servizi alla popolazione e all\u2019economia, nonch\u00e9 di punti d\u2019attrazione per attivit\u00e0 di vario tipo (culturali, di svago ecc.)<\/em><\/p>\n<h3>Strategie!<\/h3>\n<p>Punto 1:<br \/>\nConsiderando che questi \u201cluoghi strategici\u201d si trovano, nella quasi totalit\u00e0 dei casi, dentro i Centri Cittadini e in prossimit\u00e0 dei Nuclei Storici di villaggi e borghi del Cantone, \u00e8 evidente che \u00e8 attorno a questi luoghi che si devono definire i nuovi limiti all\u2019interno dei quali densificare.<\/p>\n<p>Punto 2:<br \/>\nDentro questi \u201cluoghi centripeti\u201d:<br \/>\n&#8211; vanno abolite le normative edilizie, soprattutto di Piani Regolatori nati vecchi, presuntamente divine, assurde e inutili, che non hanno mai avuto alcuna relazione con modelli architettonici e urbanistici, che impediscono la contiguit\u00e0, non permettono di definire lo spazio pubblico (piazze e strade) e non consentono l\u2019uso razionale del terreno (strisce verdi di 4 metri attorno agli edifici non servono a nessuno).<br \/>\n&#8211; si devono riaffermare gli elementi strutturali che stanno alla base dei nostri villaggi, borghi e citt\u00e0:<\/p>\n<p>Punto 3:<br \/>\nSi devono ridurre i costi del trasporto pubblico per favorire il ritorno delle persone nei centri.<br \/>\n&#8211; Gli anziani gi\u00e0 seguono questa tendenza; cedono la propria casa in periferia ai figli o la vendono e vanno o tornano ad abitare il centro con tutte le comodit\u00e0 a portata di mano e una migliore socialit\u00e0.<br \/>\n&#8211; Dapprima i meno abbienti e poi tanti altri seguiranno questa tendenza che permetter\u00e0 di abbassare notevolmente i costi \u201curbanistici\u201d (privati e collettivi).<br \/>\nDi conseguenza si abbasser\u00e0, notevolmente, anche il moltiplicatore d\u2019imposta.<\/p>\n<p>Punto 4:<br \/>\nLe aree esterne a questi \u201cluoghi centripeti\u201d vanno tenuti in \u201cstandby\u201d (modalit\u00e0 d\u2019attesa), in previsione di poter essere dezonati.<\/p>\n<p>Punto 5:<br \/>\nSi dovrebbe definire e incentivare una virtuosa compra-vendita degli indici di sfruttamento (is) per trasferirli dalla periferia all\u2019interno dei nuovi limiti dei Centri e dei Nuclei (centripeti) da densificare.<br \/>\nIn Ticino \u00e8 prassi considerare che un terreno che vale 100, se compero solo gli indici valgono 80, se compero solo il terreno, senza indici, ne vale 30 (80 + 30 = 110).<br \/>\nSe fossi proprietario di un terreno in periferia, magari con una villetta, avrei tutto l\u2019interesse a vendere gli indici in esubero piuttosto che vendere il terreno o parte di esso e vedere costruirci una palazzina.<br \/>\nE\u2019 una forma di dezonamento (parziale) molto pi\u00f9 fattibile che l\u2019esproprio.<\/p>\n<p><a name=\"premessa2\"><\/a><\/p>\n<h2>Premessa 2<\/h2>\n<p>Sarebbe fondamentale fare chiarezza sui termini che si utilizzano:<br \/>\nComune \u00e8 una entit\u00e0 politica: pu\u00f2 essere un villaggio, un borgo, una citt\u00e0, un\u2019aggregazione<br \/>\n(Aggregazione: un insieme di comuni che si sono aggregati in un unico Comune).<br \/>\nDovremmo sapere cos\u2019\u00e8 un villaggio, un borgo, una citt\u00e0; ma dobbiamo ricordare che la citt\u00e0 non \u00e8 tale in funzione del numero degli abitanti; si riconosce (definisce) dal tipo di urbanistica.<br \/>\nUn agglomerato \u00e8 un insieme di territori (villaggi, borghi, citt\u00e0, spazi liberi) che fanno perno su un\u2019entit\u00e0 egemonica (solitamente una citt\u00e0 o per lo meno un capoluogo).<\/p>\n<p><strong>L&#8217;aggregazione di Bellinzona<br \/>\n<\/strong>Tredici comuni aggregati: due borghi, undici villaggi e qualche nucleo dentro la periferia che \u00e8 un proliferare di costruzioni disseminate senza ordine n\u00e9 struttura n\u00e9 criterio e che invade e annienta tutto ci\u00f2 che non \u00e8 montagna, bosco, fiume; annienta anche i \u201cCentri\u201d.<\/p>\n<p>Bellinzona ha una storia ricca, anche per la sua posizione strategica; gi\u00e0 al tempo dei Celti.<br \/>\nCon l\u2019arrivo della ferrovia (1874-1882) aveva scoperto la modernit\u00e0 dell\u2019Ottocento e si era data da fare per trasformare il borgo, fermo all\u2019alto Medioevo, in una moderna citt\u00e0 (processo che si \u00e8 interrotto gi\u00e0 allo scoppio della prima guerra mondiale).<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 una piccola parte di Bellinzona che ha il potenziale per diventare citt\u00e0: \u00e8 l\u2019area che si trova tra il Dragonato e via Varrone (dove c\u2019\u00e8 la chiesa del convento del Sacro Cuore) che in un secondo tempo pu\u00f2 essere estesa fino a via Vallone (dove ci sono i palazzi opera dell\u2019arch. Bianconi) che fa perno sull\u2019area FFS di San Paolo.<br \/>\nAl centro di questa citt\u00e0: il nucleo medievale, i quartieri ottocenteschi e il grande verde attrezzato (con importanti edifici e impianti pubblici, scolastici, culturali, sportivi e di svago) che si estende dal viale Murate fino al viale G. Motta e dal viale Portone e dal viale General Guisan fino alla golena del fiume Ticino.<br \/>\nAll\u2019interno di questa grande area (dal Dragonato a via Varrone, via Vallone) vanno eliminate le normative obsolete e dovrebbero valere i criteri dei Centri e dei nuclei Storici.<\/p>\n<p>&#8211; Giubiasco ha il potenziale per diventare un borgo forte; sono da ridefinire i nuovi limiti del Centro dentro i quali densificare.<br \/>\nGiubiasco non ha le caratteristiche topografiche e morfologiche per diventare citt\u00e0.<\/p>\n<p>&#8211; Claro, \u2026, Gorduno, Montecarasso, Sementina, Camorino sono villaggi; hanno loro particolari caratteristiche e tipicit\u00e0; su queste devono puntare; emblematico lo sviluppo recente di Montecarasso.<br \/>\nAnche nei villaggi sono da ridefinire i nuovi limiti dei Nuclei dentro i quali densificare.<\/p>\n<p>&#8211; C\u2019\u00e8 anche un area, tra Giubiasco e Bellinzona che ha il potenziale per diventare un nuovo Centro Civico grazie a una nuova Stazione Tilo ai Saleggi di Bellinzona<\/p>\n<p>Vedi capitolo \u201c<a href=\"http:\/\/www.bellinzonamasterplan.ch\/index.php\/bellinzonamasterplan\/#trasportipubblici\">Trasporti pubblici<\/a>\u201d<br \/>\ne vedi allegato 1: \u201cOsservazioni relative alla consultazione sul PAB3\u201d<\/p>\n<p><a name=\"premessa3\"><\/a><\/p>\n<h2>Premessa 3<\/h2>\n<p><strong>Ricostruire Campagna<\/strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 (x ForumAlternativo, quaderno 34)<br \/>\nL\u2019uomo occidentale ha un gran bisogno di distruggere.<br \/>\nQuesta grande capacit\u00e0 sarebbe da utilizzare per ricostruire la \u201ccampagna\u201d.<br \/>\nNon sappiamo cosa intendere per \u201ccampagna\u201d se non il complementare di \u201ccitt\u00e0\u201d.<br \/>\nPurtroppo anche il concetto di \u201ccitt\u00e0\u201d ha perso i suoi significati.<br \/>\nPer me, semplificando e reinterpretando la storia, la \u201ccitt\u00e0\u201d \u00e8 <strong>luogo di scambio<\/strong>.<br \/>\nNasce, si definisce, quando le persone che la frequentano e la abitano prendono coscienza di un dato di fatto fondamentale: l\u2019acqua, pulita, per la presenza delle molte persone, si sporca.<br \/>\nDa come si decide di risolvere questo dato, da come si decide di pisciare e cagare in quel preciso luogo, dipende il tipo di \u201ccitt\u00e0\u201d, inteso in senso civico e, di conseguenza, anche formale.<br \/>\nIn senso civico perch\u00e9 \u00e9 la prima regola alla quale il cittadino si sottomette, formale perch\u00e9 da come si organizzano l\u2019acquedotto e la fogna dipende il disegno della citt\u00e0.<br \/>\nTra gli elementi fondamentali che definiscono la \u201ccitt\u00e0\u201d:<\/p>\n<ol>\n<li>il Cittadino!<br \/>\nLa persona cosciente del fatto che l\u2019acqua si sporca.<\/li>\n<li>L\u2019infrastruttura,<br \/>\nprimaria quella dell\u2019acqua ma da considerare con la stessa attenzione anche quelle legate all\u2019energia, alla comunicazione, ai trasporti, \u2026. Anche i vari servizi (scuole, ospedali, edifici di culto, case per anziani, negozi, &#8230;) sarebbero da considerare come infrastrutture.<\/li>\n<li>Il concetto di limite:<br \/>\n&#8211;\u00a0 che \u00e8 implicito nella definizione di \u201cluogo\u201d.<br \/>\n&#8211;\u00a0 che \u00e8 connaturale all\u2019infrastruttura; ogni infrastruttura ha il suo limite, se troppo grande o troppo piccola non funziona.<br \/>\n&#8211;\u00a0 che \u00e8 esplicito nel rapporto \u201ccitt\u00e0-campagna\u201d, rapporto messo in discussione a partire dalla citt\u00e0 industriale e borghese dell\u2019800.<br \/>\nNon a caso il proliferare cancerogeno delle periferie, l\u2019abbandono e la disgregazione del territorio, coincidono con l\u2019eclissi della coscienza di \u201climite\u201d.<\/li>\n<li>I bambini.<br \/>\nSarebbero loro che costruiscono il tessuto sociale!<br \/>\nGli adulti cercano relazioni in funzione di interessi personali, diretti, particolari, settari; i bambini no!<\/li>\n<\/ol>\n<p>I bambini non fanno differenze sociali e di classe e, giocando, <strong>nelle strade e nelle piazze<\/strong>, connettono relazioni tra famiglie diverse e costruiscono tessuto sociale.<br \/>\nLa \u201ccampagna\u201d \u00e8 il complementare di questa \u201ccitt\u00e0\u201d sognata, persa, rifiutata.<br \/>\nDobbiamo reinterpretare, reinventare, ricostruire la \u201ccampagna\u201d per riscoprire la \u201ccitt\u00e0\u201d:<br \/>\nuna nuova \u201ccitt\u00e0\u201d, che sar\u00e0 di nuovo il risultato di una continua ricostruzione e sovrapposizione in funzione di una ritrovata coscienza civica.<br \/>\nAUGURI<\/p>\n<p><strong>La \u201cCITTA\u2019\u201d<\/strong> (ed il borgo ed il villaggio) <strong>pu\u00f2 crescere solo quando ci sono limiti precisi, ristretti.<\/strong><\/p>\n<p>Cresce e si arricchisce grazie alla densificazione, alla sopra-elevazione, alla sovrapposizione, alla sostituzione, alla ristrutturazione, alla ricostruzione, \u2026<br \/>\nSpesso i limiti della citt\u00e0 sono rappresentati dalle mura che difendevano dalle bestie feroci e dagli attacchi di trib\u00f9 ed eserciti nemici, ma era pi\u00f9 importante l\u2019aspetto simbolico: dentro o fuori, citt\u00e0 o campagna.<br \/>\nIl limite della citt\u00e0 si ampliava, si ridefiniva, solo quando aveva raggiunto la saturazione.<br \/>\nSpesso non c\u2019erano le mura ma il limite era dato dalla necessit\u00e0 di preservare la campagna per motivi di sussistenza. Lo stesso discorso vale per villaggi e borghi.<\/p>\n<p>Da quando si \u00e8 abbandonata la nozione di limite la citt\u00e0 \u00e8 persa, sciolta dentro il mare di periferia cancerogena che fagocita tutto.<br \/>\nDi fatto ci troviamo di fronte ad un nuovo limite: quello economico.<br \/>\nIl nostro modo di urbanizzare non \u00e8 pi\u00f9 sostenibile sul piano economico prima ancora che sul piano dell\u2019uso parsimonioso delle risorse, delle energie e del territorio.<\/p>\n<p>Dentro la citt\u00e0, rispettivamente il borgo e il villaggio, andr\u00e0 decisa un\u2019altezza degli edifici uniforme.<br \/>\nIn punti strategici e per edifici pubblici potrebbero essere concesse delle deroghe che per\u00f2 andranno vagliate attraverso l\u2019esercizio dei concorsi di architettura pubblici e l\u2019esercizio democratico.<\/p>\n<p>Tutto il resto del territorio bellinzonese, esclusi boschi, aree agricole, fiumi e torrenti, \u00e8 da considerare periferia, da estirpare (contenere).<\/p>\n<p>Sono prevalentemente 3 i fattori che caratterizzano la periferia cancerogena:<br \/>\n&#8211; una diversa parcellizzazione rispetto a quella che troviamo all\u2019interno di villaggi, borghi e citt\u00e0 (con le antiche parcellizzazioni di prati, campi e pascoli smembrate a tavolino da \u201cgeometri\u201d, tramite l\u2019utilizzo, rudimentale, di una squadra);<br \/>\n&#8211; una infinit\u00e0 di normative edilizie \u2013 soprattutto di Piani Regolatori nati vecchi \u2013 presuntamente divine, assurde e inutili, che non hanno mai avuto alcuna relazione con modelli architettonici e urbanistici e di cui si evita di conoscere l\u2019origine e, nella periferia,<br \/>\n&#8211; non esiste spazio pubblico, spazio privato e spazio intimo ma solo area pubblica o area privata (attenzione: c\u2019\u00e8 una grossa differenza tra area e spazio).<\/p>\n<p>Basta una corretta lettura del piano catastale per individuare i limiti delle aree urbane (villaggi, borghi, citt\u00e0) e organizzarne di nuovi.<\/p>\n<p><a name=\"normative\"><\/a><\/p>\n<h2>Normative di cui si evita di conoscerne l&#8217;origine<\/h2>\n<p>&#8211; Per esempio le distanze degli edifici dai confini pubblici. Con l\u2019avvento dell\u2019automobile, 80 anni fa, sono stati distrutti interi quartieri per allargare vicoli e viottoli. Decisero che i nuovi edifici andavano costruiti a distanze che permettessero strade per automobili. Da allora queste norme stanno proliferando per inerzia, indipendentemente dalle strade gi\u00e0 troppo larghe. I pianificatori si ingegnano con sempre nuovi criteri, in funzione delle altezze, della lunghezza delle facciate e quant\u2019altro; distanze che impediscono la contiguit\u00e0 e la definizione dello spazio pubblico, perch\u00e9 strade urbane e piazze si delimitano con le facciate degli edifici, non con siepi e muretti e ramine di cinta di \u201cgiardinetti\u201d privati.<br \/>\nLa distanza degli edifici dalla strada (solo dalla strada) avrebbe senso se quell\u2019area diventasse parte dello spazio pubblico (un marciapiede largo e se molto largo si potrebbero inserire filari d\u2019alberi o aiuole o quant\u2019altro).<br \/>\n&#8211; La distanza tra edifici \u00e8 la conseguenza della paura del fuoco. Non ci si accontentava pi\u00f9 del muro tagliafuoco per cui hanno introdotto la distanza minima di 3 metri tra un edificio e l\u2019altro. Di conseguenza hanno iniziato ad inserire finestre sui muri che un tempo erano ciechi con l\u2019effetto di dover aumentare le distanze per salvaguardare l\u2019intimit\u00e0; e via per inerzia.<br \/>\n&#8211; Oggi le distanze minime dai confini e tra edifici si concepiscono anche per avere l\u2019illusione della casa nel \u201cparco\u201d (che, oggi, non \u00e8 neanche pi\u00f9 un giardino ma strisce di 4 metri).<br \/>\n&#8211; Nell\u2019inconscio degli \u201carchitetti\u201d, queste norme sono accettate volentieri anche perch\u00e9 permettono di considerare l\u2019architettura come &#8220;oggettistica&#8221;, permettono di esercitare meglio, e su almeno 4 facciate, la brama di formalismo consumistico fine a se stesso.<br \/>\nQuesto modo di costruire e abitare esprime il nostro modo di vivere settario, in sintonia con il pi\u00f9 sfrenato consumismo.<\/p>\n<h3>Distanze dai confini pubblici (strade)<\/h3>\n<p>Avrebbero un senso se lo spazio tra l\u2019edificio e la strada diventasse spazio pubblico, marciapiede largo, alberato, anche con posteggi.<br \/>\nSarebbe opportuno che gli edifici, anche privati, rispettassero lo spazio pubblico; affacciandovisi; meglio ancora se contigui.<\/p>\n<p><a name=\"regola\"><\/a><\/p>\n<h2>La regola della contiguit\u00e0<\/h2>\n<p>E\u2019 semplice: \u00e8 permesso ogni tipo di espressione e ogni tipo di materiale e di colore, a condizione che la facciata sulla strada o la piazza sia prevalentemente simmetrica. Questo fa s\u00ec che la facciata sia finita su se stessa in modo da non esercitare ripercussioni sulla facciata accanto. Se guardiamo i fronti di strade e piazze dei nostri villaggi si vede che, normalmente, l\u2019entrata all\u2019edificio era asimmetrica, ma prevaleva la simmetria del resto della facciata. Solo i monumenti e gli edifici pubblici hanno anche l\u2019entrata simmetrica.<br \/>\nAnche le case borghesi, per esprimere l\u2019autoreferenzialit\u00e0 del proprietario (padrone).<\/p>\n<p><a name=\"premessa4\"><\/a><\/p>\n<h2>Premessa 4<\/h2>\n<h3>La regola del villaggio (borgo, citt\u00e0)<\/h3>\n<p>L&#8217;esempio di Daro<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.bellinzonamasterplan.ch\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Nucleo-di-Daro.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-1076 size-full\" src=\"http:\/\/www.bellinzonamasterplan.ch\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Nucleo-di-Daro.jpg\" alt=\"\" width=\"3270\" height=\"2337\" srcset=\"https:\/\/www.bellinzonamasterplan.ch\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Nucleo-di-Daro.jpg 3270w, https:\/\/www.bellinzonamasterplan.ch\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Nucleo-di-Daro-300x214.jpg 300w, https:\/\/www.bellinzonamasterplan.ch\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Nucleo-di-Daro-768x549.jpg 768w, https:\/\/www.bellinzonamasterplan.ch\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Nucleo-di-Daro-1024x732.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 706px) 89vw, (max-width: 767px) 82vw, 740px\" \/><\/a><\/p>\n<p>.1 La definizione dell\u2019area (limite o perimetro) dell\u2019attuale Nucleo di Daro \u00e8 arbitraria a dimostrazione che i pianificatori, i tecnici e i \u201cpolitici\u201d che l\u2019hanno decisa non conoscono i criteri e le caratteristiche che definiscono un Nucleo o non sanno leggere un piano catastale.<br \/>\nIl nucleo (villaggio, borgo, citt\u00e0) \u00e8 un\u2019area delimitata, dedicata alla densificazione delle costruzioni, e in contrapposizione con la campagna (campi, prati, vigna, frutteti, pascoli, boschi).<br \/>\nE\u2019 un\u2019area caratterizzata da una parcellizzazione che si differenzia nettamente da quella della campagna.<br \/>\n.2 Le costruzioni del nucleo, spesso contigue, concorrono a definire, in modo preciso, spazio pubblico (strade e piazze), spazio privato (corti, cortili) e spazio intimo (patii, orti e giardini).<br \/>\nI giardini erano spazi definiti, spesso sul retro delle case, non dei resti di superfici tra la casa e lo spazio pubblico (strada o piazza).<br \/>\nSpazi, pubblici e privati, dentro i quali la comunit\u00e0 si identifica.<br \/>\n.3 La densificazione, tramite sopraelevazioni, ricostruzioni, sostituzioni, nuove costruzioni, \u2026 \u00e8 la regola che fa la ricchezza del Nucleo e testimonia la storia, l\u2019evoluzione storica di una comunit\u00e0.<br \/>\nLa contrapposizione tra nucleo e campagna era dettata dalla necessit\u00e0 di sussistenza e da criteri di economia nel rispetto dell\u2019uso parsimonioso delle risorse, dell\u2019energia e del territorio (per risorse e energie si intendono anche quelle umane).<br \/>\nQuando un Nucleo era saturo (difficile da densificare ulteriormente) si procedeva all\u2019ingandimento dell\u2019area; alla sua ridefinizione; secondo criteri di uso parsimonioso.<br \/>\n.4 I Nuclei testimoniano l\u2019evoluzione storica di tipologie abitative, tecniche di costruzione, materiali, \u2026, spesso importati, da altri luoghi o imposti da altri o da convenienza economica (in economia anche la fatica). In allegato un testo di Plinio Martini, Cavergno 1976.<br \/>\nUn tempo le case erano di pietra facciavista, poi hanno cominciato a rimboccarle con la calce, successivamente hanno scoperto l\u2019intonaco, i colori, le decorazioni, \u2026<br \/>\nOggi intonaci e colori plastici (che schifo) e l\u2019avversione al C.A. che \u00e8 un materiale bellissimo.<br \/>\nI tetti erano di pietra (piode) che dava buona flessibilit\u00e0 alla forma della copertura ed aveva poco sporto rispetto ai muri delle facciate.<br \/>\nSuccessivamente hanno introdotto la tegola che ha modificato radicalmente l\u2019immagine del paesaggio, pensiamo ai colori e alle sporgenze dei cornicioni e gronde sporgenti che modificano profondamente il gioco di luci ed ombre sulle facciate.<br \/>\n.5 <b>L\u2019architettura<\/b>, come la pittura, la scultura, \u2026 e prima della scrittura, \u00e8 un linguaggio.<br \/>\n.1f il pesce.<br \/>\nEra una cosa semplice, primordiale, come la parola: ma, ma, ma, \u2026 mamma!<br \/>\n(il tentativo disperato dei pesci)<\/p>\n<p><b>Per quanto riguarda il nucleo medievale di Bellinzona ricordiamo soltanto che, alla fine degli anni \u201960, interi quartieri sono stati rasi al suolo per costruire autorimesse sotterranee, alla Cervia, o posteggi in superfice, in Piazza Mercato, dietro il Municipio.<br \/>\nUno scempio che accettiamo ignavi da 50 anni.<\/b><\/p>\n<p>Quel che resta del Centro Medievale \u00e8 vissuto solo al sabato mattina, grazie al mercato, e durante il periodo di carnevale; in settimana, di giorno, solo gente che si reca al lavoro, che si ferma per un acquisto o un caff\u00e8, che attraversa il centro per andare o tornare dalla stazione, che cerca o deve un\u2019informazione, in Municipio piuttosto che all\u2019ufficio del turismo o alla polizia, e turisti. Alla sera \u00e8 come se ci fosse il coprifuoco, neanche i turisti, perch\u00e9 nel centro ci abitano pochissimi.<\/p>\n<p><a name=\"trentennale\"><\/a><\/p>\n<h2>La trentennale esperienza urbanistica di Monte Carasso<\/h2>\n<p>Gli obiettivi:<\/p>\n<ol>\n<li>La densificazione del territorio attorno al \u201cnuovo\u201d centro.<\/li>\n<li>Sulla base di una conoscenza precisa della struttura del paese, estremamente differenziata ed eterogenea, si deve tendere alla formazione di un contesto significativo che dia senso ai \u201cmonumenti\u201d pubblici, senza il ricorso al controllo formale di ogni intervento privato, gi\u00e0 lungamente sperimentato a livello cantonale, tramite la Commissione delle Bellezze Naturali, con risultati deludenti. Da qui la necessit\u00e0 di un controllo pubblico degli interventi, che si limitasse all\u2019impianto tipologico e morfologico del progetto rispetto al contesto.<\/li>\n<li>La riduzione massima del numero di norme, per permettere una pi\u00f9 grande libert\u00e0 di progettazione, in particolare nel settore privato, per evitare norme che rendessero difficili, se non impossibili, interventi di qualit\u00e0 (ci\u00f2 che \u00e8 il caso frequente nelle normative adottate sul contesto dell\u2019intero cantone) e per sveltire la prassi di approvazione dei progetti.<\/li>\n<li>La possibilit\u00e0 di verificare di volta in volta l\u2019opportunit\u00e0 delle norme stabilite rispetto alla realt\u00e0.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Il nuovo regolamento, oltre alle normative tese alla densificazione (indici di sfruttamento pi\u00f9 che raddoppiati, diminuzione (o stralcio) delle distanze dalla strada e dai fondi privati, ecc.) \u00e8 accentrato su due normative importanti:<\/p>\n<ol>\n<li>\u201cogni intervento deve essere effettuato nel rispetto della struttura architettonica e urbanistica esistente e comunque nel confronto con la stessa.\u201d La difficolt\u00e0 d\u2019interpretazione di un tale articolo ha comportato la proposta di una commissione di architetti specializzata nella \u201cstruttura del luogo\u201d.<\/li>\n<li>\u201cuna norma che permette un controllo degli spazi pubblici, come strade e piazze, e che riguarda i muri di cinta, che nella maggior parte dei regolamenti esistenti, o non sono previsti o sono limitate ad altezze estremamente ridotte (80\/100 cm)\u201d.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Questo articolo permette la recinzione dei fondi fino a m.2.50 d\u2019altezza e oltre alla definizione degli spazi pubblici permette di ridare alla residenza privata la necessaria privacy.<\/p>\n<p><a name=\"ricostruire\"><\/a><\/p>\n<h2>Ricostruire la \u201cCampagna\u201d per costruire citt\u00e0 (villaggi e borghi).<\/h2>\n<p>Ci sar\u00e0 lavoro per tutti, dal pi\u00f9 umile al pi\u00f9 studiato.<\/p>\n<p>Ci sono i mezzi (pensate ai costi economici, sociali, ambientali, folli, per come urbanizziamo il territorio; in tutto il mondo).<\/p>\n<p>Una volta su 200 m di strada, con infrastrutture, c\u2019erano almeno 100 appartamenti e, al piano terra, artigiani, negozi e osterie, <strong>e bambin* che giocavano in strada<\/strong>.<\/p>\n<p>Oggi, solo per l\u2019equivalente dei 100 appartamenti, ci vogliono almeno 2 km di strade con infrastrutture e km di recinti, uno diverso dall\u2019altro, e km di strisce di \u201cverde\u201d, di 4\/5 metri, attorno agli edifici (che costano e non servono a nessuno) e rampe d\u2019accesso ai posteggi interrati e siamo arrivati a una media di 3 automobili per famiglia per andare al lavoro, portare i figli, fare la spesa e per andare a bere il caff\u00e8 o la birra.<\/p>\n<p>Pensiamo a quanto si pu\u00f2 risparmiare!<\/p>\n<p>Le stesse imprese, gli stessi artigiani, operai, impiegati, sia per costruire che per smontare e riciclare.<\/p>\n<p>Distruggere \u00e8 un\u2019altra cosa.<\/p>\n<p>Tutti gli edifici e le infrastrutture, fuori da nuovi limiti di villaggi, borghi e citt\u00e0, saranno smontati (fondamenta comprese) e tutti i materiali riciclati e depositati in attesa del loro riuso.<\/p>\n<p>Saranno privilegiati i lavori e gli studi che tendono all\u2019uso parsimonioso.<\/p>\n<p>Evidentemente il mito della propriet\u00e0 privata rappresenta un tab\u00f9 che mina alla base queste prospettive, soprattutto perch\u00e9 non si vogliono considerare i costi stratosferici di questo tipo di urbanizzazione; di questo sistema consumistico.<\/p>\n<p>La gestione del territorio attuale \u00e8 tra le cause del disastro ambientale, climatico, economico e sociale.<\/p>\n<p>Fino al 1900 la popolazione viveva, concentrata, nei villaggi, borghi e citt\u00e0.<\/p>\n<p>Il resto del territorio era preservato perch\u00e9 fonte di sostentamento e di biodiversit\u00e0.<\/p>\n<p>Con il progredire dell\u2019artiglieria militare (1400\/1500) il castello perde la sua funzione di difesa e il Feudale si rifugia nella villa dentro un grande parco.<\/p>\n<p>Andrea Palladio, architetto (1508-1580), reinterpretando la villa romana, propone la \u201cvilla palladiana\u201d che riscuote un successo enorme e si diffonde in tutto il mondo.<\/p>\n<p>Caduti il feudalesimo e le signorie (apparentemente) se ne sono appropriati i borghesi, poi i piccoli borghesi e anche il ceto medio e anche la classe operaia\u00a0che non si chiama pi\u00f9 cos\u00ec e neanche pi\u00f9 proletariato.<br \/>\nIn un continuo processo di riduzione le ville sono diventate villette, villini, casine, casette dentro parchi sempre pi\u00f9 ristretti che non sono neanche pi\u00f9 giardini ma strisce di terra con cespugli, piante, fiori ed anche nanetti stupefatti, circoscritti dai pi\u00f9 svariati tipi di recinto con cancello, buca lettere, videocitofono e sofisticati congegni d\u2019allarme.<br \/>\nUna marea (d\u2019illusioni) come di rifiuti che ricopre tutto il territorio.<br \/>\nDemocratica espressione di una societ\u00e0 settaria, individualista, narcisista, edonista, consumistica, &#8230; che si \u201cinterroga\u201d sui motivi di tanta solitudine.<\/p>\n<p>Principalmente dopo la seconda guerra mondiale la popolazione (la plebe) abbandona i nuclei storici di villaggi, borghi e citt\u00e0 perch\u00e9 li identificava con miseria: gli edifici fatiscenti, i servizi igienici precari, per l\u2019acqua s\u2019andava alla fontana e, soprattutto, un sistema patriarcale asfissiante.<\/p>\n<p>Allettati dal mito della casetta nel giardino, con moderni servizi igienici e la cucina americana, hanno contaminato tutta la campagna. Questo fenomeno \u00e8 stato accentuato dal mito dell\u2019automobile.<\/p>\n<p>Negli anni \u201860, con lo strumento del Piano Regolatore (PR), hanno tentato di arginare e ordinare quel fenomeno caotico ma sono riusciti soltanto a calmierare le altezze dei nuovi edifici spesso pi\u00f9 alti dei campanili.<\/p>\n<p>La struttura fondiaria era molto frastagliata e tutti avevano interesse ad avere i propri terreni in zona edificabie e questo, di fatto, ha rappresentato una straordinaria leva di ridistribuzione della ricchezza (almeno fino alla fine degli anni \u201970). Oggi ne paghiamo le conseguenze.<\/p>\n<p>La colpa grave degli \u201carchitetti\u201d \u00e8 di aver delegato tutto ai pianificatori, che non sono urbanisti, ma figli inconsapevoli dei \u201cPiani quinquennali Russi\u201d e l\u00ec dovrebbero restare, al calcolo delle quantit\u00e0.<\/p>\n<p>Come tanti architetti non sanno leggere un piano catastale ma si permettono di emanare una infinit\u00e0 di normative, presuntamente divine,\u00a0assurde e inutili, che non hanno mai avuto alcuna relazione con modelli architettonici e urbanistici, e di cui si evita di conoscerne l\u2019origine, e che condizionano l\u2019architettura e l\u2019urbanistica e distruggono il territorio tutto.<\/p>\n<p>I pianificatori, e tanti altri, non si rendono conto della differenza tra &#8220;Regola&#8221; e &#8220;Norma&#8221;.<\/p>\n<p>La &#8220;Regola&#8221; \u00e8 flessibile, aperta, si adatta, accetta di essere trasgredita dal genio.<\/p>\n<p>La &#8220;Norma&#8221; \u00e8 rigida e spesso, e di conseguenza, stupida.<\/p>\n<p>Dovendo rispettare questa miriade di norme, l\u2019architettura non \u00e8 quasi pi\u00f9 possibile; al massimo oggetti, dunque \u201cdesign\u201d che, anche se gli oggetti fossero tutti straordinari, il risultato \u00e8 l\u00ec da vedere: l\u2019effetto discarica, periferia cancerogena.<\/p>\n<p>Dobbiamo riapropriarci del PR e reinterpretarlo, perch\u00e9 ha un grande potenziale, ha la possiblit\u00e0 di ricoinvolgere la popolazione alla prospettiva del territorio.<\/p>\n<p>L\u2019essenza dell\u2019architetto sarebbe di contribuire al disegno del villaggio, del borgo, della citt\u00e0.<\/p>\n<p>Questi 3 elementi hanno regole semplici e comuni:<\/p>\n<p>.1\u00a0 un limite; dentro si costruisce, si densifica, si sovrappone, si ricostruisce; fuori no!<\/p>\n<p>.2\u00a0 gli edifici, prevalentemente contigui, definiscono lo spazio pubblico (piazze e strade e per i parchi farei una distinzione), lo spazio privato (corti e cortili) e lo spazio intimo (patii, orti, giardini).<\/p>\n<p>.3\u00a0 gli edifici, uno vicino all\u2019altro, per risolvere il problema del freddo d\u2019inverno e del caldo d\u2019estate.<\/p>\n<p>.4\u00a0 la densit\u00e0 nel rispetto dell\u2019economia, dell\u2019uso parsimonioso delle risorse, dell\u2019ambiente e dell\u2019ecologia.<\/p>\n<p>Abbiamo perso il concetto di limite e oggi \u00e8 tutto periferia (boschi e corsi d\u2019acqua esclusi), cancerogena (non necessariamente perch\u00e9 causa il cancro, \u00e8 ancora da verificare, ma perch\u00e9 si sviluppa come un cancro), che pervade tutto, nuclei storici compresi.<\/p>\n<p>Attraverso il PR dobbiamo definire i nuovi limiti dei nuclei dei villaggi, dei borghi, delle citt\u00e0 e definire le regole per densificare (in funzione centripeta).<\/p>\n<p>\u2026 e dobbiamo ricostruire la \u201ccampagna\u201d<sup>1<\/sup> per costruire citt\u00e0.<\/p>\n<p><a name=\"premessa5\"><\/a><\/p>\n<h2>Premessa 5<\/h2>\n<h3>I PR (Piani Regolatori)<\/h3>\n<p>I PR sono stati introdotti, a partire dagli anni 60 del secolo scorso, per contenere gli effetti pi\u00f9 deleteri del boom edilizio di quegli anni.<br \/>\nE\u2019 uno strumento che \u00e8 riuscito a limitare le altezze dei nuovi edifici che tendevano ad essere molto pi\u00f9 alti delle costruzioni dei nuclei di villaggi, borghi e citt\u00e0, campanili compresi.<br \/>\n(\u00e8 sempre opportuno?)<br \/>\nI PR non si sono posti il tema di limitare, ridurre, le aree edificabili.<br \/>\nIn questa ottica, di contenimento di aree edificabili, si sono rilevati fondamentali (decisivi) i 2 decreti federali urgenti, quello sulla salvaguardia dei boschi e quello sulle infrastrutture.<br \/>\nPi\u00f9 recentemente le restrizioni sulle vendite di propriet\u00e0 agli stranieri.<\/p>\n<p>Dalle mie personali \u201dOsservazioni al Piano Direttore Cantonale\u201d:<br \/>\n<em>\u201cl\u2019abbandono dell\u2019agricoltura nel corso dello scorso secolo\u201d<\/em> \u00e8 tra le cause <em>\u201cdell\u2019eccessivo dimensionamento delle zone edificabili dei comuni ticinesi\u201d<\/em>, ma andrebbe specificato che:<br \/>\n&#8211; era nell\u2019interesse di quasi tutti mettere le pi\u00f9 ampie aree possibili in zona edificabile. In Ticino, essendo la propriet\u00e0 fondiaria da sempre molto frastagliata, la compra-vendita di terreni edificabili ha rappresentato una leva formidabile nella ridistribuzione delle ricchezze (1955-1975\/1985).<br \/>\n&#8211;\u00a0\u00a0 Dopo la seconda guerra mondiale, e ancora oggi, i centri e i nuclei storici sono stati abbandonati perch\u00e9 li si identificavano con la miseria. Gli spazi abitabili erano ristretti, i servizi igienici precari, per l\u2019acqua s\u2019andava alla fontana, c\u2019era tanta promiscuit\u00e0 e, soprattutto, una struttura patriarcale asfissiante.<br \/>\n&#8211;\u00a0\u00a0 nel contempo si affermava il modello della casetta dentro il giardino, con l\u2019acqua in casa, il bagno, la cucina americana, la separazione giorno e notte, il riscaldamento centralizzato.<br \/>\n&#8211;\u00a0\u00a0 il traffico privato, funzionale al sistema consumistico, ha esacerbato la tendenza alla suburbanizzazione\/periurbanizzazione (periferia cancerogena).<\/p>\n<p>I PR si sono limitati a organizzare le propriet\u00e0 fondiarie (private) e solo in funzione delle quantit\u00e0.<\/p>\n<p>Anche le attrezzature e gli edifici pubblici sono stati considerati solo in funzione delle quantit\u00e0 e confinati su terreni a basso costo (periferici) invece di pensarli come elementi strutturanti, emergenti in posizione di riferimento strategico.<br \/>\nSolo rarissimamente i PR si sono preoccupati degli spazi pubblici (in pratica: mai).<br \/>\nSolo rarissimamente si sono preoccupati di ridisegnare una parcellizzazione da rurale a urbana.<br \/>\nLa gestione dei PR \u00e8 sempre stata confinata all\u2019attenzione di pochi (pochi politici e pochi funzionari e il tecnico, al servizio di poteri forti).<br \/>\nSi \u00e8 sempre cercato di evitare il coinvolgimento della popolazione.<\/p>\n<h2><span lang=\"IT\">\u201cProgetti armoniosi e di qualit\u00e0?\u201d<\/span><\/h2>\n<p>(Articolo pubblicato su La Regione)<\/p>\n<p>La buona o la cattiva qualit\u00e0 di una costruzione \u00e8 una libera scelta di chi costruisce. Se si rispettano i parametri del Piano Regolatore (indici di occupazione e di sfruttamento, altezze, distanze dalle costruzioni e dai confini pubblici e privati) e le Norme Edilizie (sicurezza e igiene) il promotore, pubblico o privato, per legge, \u00e8 libero di costruire ci\u00f2 che vuole, anche porcherie. Penso che la maggioranza degli edifici recenti o in costruzione, sono architettonicamente scadenti, per non dire peggio. In realt\u00e0 la qualit\u00e0 architettonica di un edificio \u00e8 un problema relativo. Osservando i nuclei storici, per esempio Piazza Collegiata, ci accorgiamo che i singoli edifici sono tutti di qualit\u00e0 mediocre o addirittura brutti, ma hanno la qualit\u00e0 di concorrere, tutti assieme, a definire uno spazio pubblico, in questo caso una piazza. Lo stesso discorso vale per le altre piazze del nucleo e per via Codeborgo, via Teatro, via Camminada, viale Stazione e solo in parte per i viali G. Motta, Gen. Guisan, Portone, S. Franscini e per i quartieri San Giovanni e di via V. Vela. Tutto il resto di Bellinzona \u00e8 un gran disordine. Una periferia che si sviluppa come un cancro, nella quale non si trovano le qualit\u00e0 dello spazio pubblico dei nuclei medievali e dei quartieri ottocenteschi. Il problema vero \u00e8 rappresentato dalle attuali normative di Piano Regolatore che impediscono di costruire spazio pubblico (piazze, strade, parchi) come lo conosciamo nel centro storico di Bellinzona e di tutto il mondo. Con le norme in vigore anche il migliore architetto pu\u00f2 solo costruire un bel oggetto che, accostato agli altri, crea un insieme di oggetti disordinati, come in una discarica. Il quartiere Delle Semine \u00e8 emblematico. Una grande area agricola, dedicata alle semine, \u00e8 stata data in pasto alla speculazione immobiliare senza una minima regola; prima palazzine e casette lungo \u201cantichi\u201d percorsi o sentieri, solo successivamente le infrastrutture; e via a riempire tutto con altri edifici. Dentro questo disordine e stata inserita la circonvallazione tra Giubiasco e Bellinzona che non ha certo contribuito a riordinare il paesaggio, anzi! Ultimamente, dentro questo generale disordine, sono state avvallate scelte pianificatorie assai discutibili; tra queste la variante di PR che ha concesso ad un privato, in via Antonio Raggi, altezze, indici di occupazione e di sfruttamento particolarmente elevati in funzione di un \u201cCentro di Quartiere\u201d. E\u2019 difficile individuare criteri urbanistici che giustificano questa modifica di Piano Regolatore, si possono intuire criteri clientelari. Ma la frittata \u00e8 stata fatta ed altre sono in preparazione.<br \/>\nPer invertire la tendenza dobbiamo riflettere seriamente sulla necessit\u00e0 di una revisione radicale del Piano Regolatore capace di rispondere alle nuove esigenze di uso parsimonioso del territorio, delle risorse, delle energie e capace di promuovere lo spazio pubblico urbano: piazze, strade, parchi. Siamo in grado di cogliere la sfida?<\/p>\n<div>Renato Magginetti, architetto<\/div>\n<div><\/div>\n<p><strong>Il Masterplan ed il PR sarebbero cose facili da comprendere, soprattutto per persone semplici che sanno osservare, che hanno ancora un rapporto con la terra, che ti guardano negli occhi e ti danno una stretta di mano, soprattutto dopo un confronto sincero.<\/strong><\/p>\n<h3>&#8220;Un futuro per il nostro passato: per un&#8217;efficace protezione del patrimonio culturale del territorio ticinese&#8221;?<\/h3>\n<p>(articolo che era stato preparato per essere pubblicato su La Regione)<\/p>\n<p>Questa iniziativa promossa in Ticino da \u2026???&#8230; non \u00e8 solo conservativa, \u00e8 reazionaria; \u00e8 addirittura necrofila*, in perfetta sintonia con i movimenti reazionari e fascisti che prima e durante la seconda guerra mondiale hanno combattuto l&#8217;architettura moderna e razionalista (l&#8217;architettura dei tetti piani) che si era affermata ad Ascona grazie agli architetti germanici, Weidenmeier, Fahrenkampf e altri e in Italia, specificamente a Como, con Terragni, Cattaneo, Figini, Pollini, \u2026 che avevano degni proseliti in Ticino con Franconi, Amad\u00f2, Guidini, Bernasconi, Tami, Brunoni, J\u00e4ggli, ecc.<br \/>\nA quel tempo i nostri reazionari e fascisti pretendevano il ritorno allo stile (!!!STILE!!!) Lombardo!!! (possibilmente bucolico)<br \/>\n<strong>La villa <\/strong>\u00e8 stata importata in Ticino, all\u2019inizio dell\u2019800, dagli emigranti di ritorno che avevano fatto fortuna, in Italia, in Francia, nelle Americhe.<br \/>\nM\u2019impressionano soprattutto quelle costruite nelle nostre valli. Quadrate, ben piantate nel terreno, a lato del nucleo o lungo la strada, normalmente caratterizzano un parco, spesso con essenze esotiche.<br \/>\nA Bellinzona \u00e8 esemplare il parco con la villa dei Cedri e il parco con la villa Bonetti in stile moresco.<br \/>\nIn contrasto con le costruzioni tipiche del tempo, la villa \u00e8 autoreferenziale.<br \/>\nCon la pianta quadrata, le facciate simmetriche, esprime assolutismo, soprattutto se l\u2019entrata \u00e8 al centro, sulla facciata principale.<br \/>\nDalla fine del \u2019800 questa tipologia caratterizza i nuovi quartieri imperniati su un reticolo di strade ortogonali con marciapiedi. A Bellinzona i quartieri di San Giovanni e di via Vincenzo Vela. Esemplare il Quartiere Rusca di Locarno (1898) fortemente influenzato dal \u201cPiano Cerdas\u201d di Barcellona (1859).<br \/>\nQuesto progetto prevedeva la costruzione di edifici sul limite dell\u2019isolato con corte interna.<br \/>\nEra possibile acquistare l\u2019intero isolato o una sua met\u00e0 o un suo quarto.<br \/>\nLa vendita all\u2019asta and\u00f2 quasi buca; su quei terreni i borghesi di Locarno volevano costruire le proprie ville (immagino che con il Quartiere San Giovanni di Bellinzona sia successa la stessa cosa).<br \/>\nDi conseguenza il progetto \u00e8 stato modificato. Si \u00e8 permesso di costruire la villa nel mezzo della parcella circondata da alberi, possibilmente sempre verdi, per definire il volume dell\u2019isolato. Era obbligatorio il muretto di cinta in pietra, 90 cm d\u2019altezza, con sovrastante inferriata di 150 cm per definire la sezione della strada con marciapiedi.<\/p>\n<p>Questo modo di costruire esprime un sentimento settario in netto contrasto con lo spirito espresso dagli edifici contigui costruiti sul limite della strada o della piazza (con o senza marciapiedi).<br \/>\nNon \u00e8 facile trovare contenuti adeguati che ne permettano il restauro o la ristrutturazione coerente.<br \/>\nImportante non \u00e8 salvaguardare un edificio antico ma sostituirlo con uno di maggior pregio, rispettoso del contesto.<br \/>\nQuesto mito della villa, poi villetta, villino, casina, casetta, \u00e8 alla base del degrado del nostro territorio pervaso dalla periferia.<\/p>\n<h3>Il cittadino vive in citt\u00e0, il villano nel villaggio, il paesano in fattoria o nel villaggio, tutti gli altri in periferia.<\/h3>\n<p>Il Ticino \u00e8 tutto una periferia che fagocita tutto, anche i nuclei dei villaggi e dei borghi, tranne le cime delle montagne, i corsi d&#8217;acqua e i boschi che sono protetti dalla Legge federale urgente.<\/p>\n<p>Tutto una periferia che considero cancerogena, non necessariamente perch\u00e9 provoca il cancro, \u00e8 ancora da dimostrare, ma perch\u00e9 si sviluppa come un cancro.<\/p>\n<p>Per capire lo sfacelo dobbiamo capire il mito della casetta nel giardino.<\/p>\n<p>Nel XVI secolo il feudale viveva ancora nel castello e la plebe nel villaggio, nel borgo o in citt\u00e0.<\/p>\n<p>Con il progredire delle armi da fuoco pesante (l\u2019artiglieria) il castello perde la sua funzione e il feudale si rifugia nella \u201cVilla\u201d (autoreferenziale) dentro un grande parco. (la plebe nel villaggio, nel borgo o in citt\u00e0)<\/p>\n<p>Grazie all\u2019architetto Andrea Palladio (1508-1580) questa tipologia (la villa palladiana) ha un successo enorme e si diffonde in Europa, in Inghilterra, nelle Americhe.<\/p>\n<p>Caduti il feudalesimo e le signorie (apparentemente) se ne sono appropriati i borghesi, poi i piccoli borghesi e anche il ceto medio e anche la classe operaia\u00a0che non si chiama pi\u00f9 cos\u00ec e neanche pi\u00f9 proletariato.<br \/>\nIn un continuo processo di riduzione le ville sono diventate villette, villotte, villini, casine, casette dentro parchi sempre pi\u00f9 ristretti che non sono neanche pi\u00f9 giardini ma strisce di terra con erba, cespugli, piante, fiori, ed anche nanetti stupefatti, circoscritti dai pi\u00f9 svariati tipi di recinto con cancello (buca lettere, videocitofono e sofisticati congegni d\u2019allarme).<br \/>\nUna marea (d\u2019illusioni) come di rifiuti che ricopre tutto. Tutto un non-luogo, dunque utopia.<br \/>\nDemocratica espressione di una societ\u00e0 settaria, individualista, narcisista, edonista, consumistica, &#8230; che si \u201cinterroga\u201d sui motivi di tanta solitudine.<\/p>\n<p>Emarginare\u00a0le\u00a0persone,\u00a0tutte\u00a0le\u00a0persone,\u00a0nella\u00a0solitudine\u00a0\u00e8\u00a0una\u00a0condizione\u00a0imprescindibile\u00a0per\u00a0far\u00a0proliferare\u00a0il<br \/>\nsistema\u00a0consumistico;\u00a0e\u00a0ne\u00a0siamo\u00a0tutti\u00a0doppiamente\u00a0vittime.<\/p>\n<p>Dopo la seconda guerra mondiale, in Ticino, la popolazione abbandona i nuclei dei villaggi e dei borghi perch\u00e9 li identifica con la miseria: costruzioni fatiscenti, i servizi igienici precari, per l\u2019acqua s\u2019andava alla fontana ma, soprattutto, un sistema patriarcale asfissiante. Nello stesso periodo si diffonde l\u2019idea della casetta nel giardino, con l\u2019acqua in casa, moderni servizi igienici, la cucina americana, il riscaldamento centralizzato.<br \/>\nQuesto fenomeno \u00e8 dovuto anche al fatto che la campagna ha perso il suo fondamento di sussistenza.<\/p>\n<p>L\u2019automobile ha accentuato la diffusione delle casette, poi delle palazzine, nei giardini; con rampa d\u2019accesso ai posteggi interrati.<\/p>\n<p>Noi, architetti, meglio presunti tali, abbiamo colpe gravissime.<\/p>\n<p>La prima \u00e8 di accettare la delega della gestione urbanistica e architettonica del territorio ai pianificatori, che non sono urbanisti, in maggioranza neanche architetti, e neanche si rendono conto di essere figli dei \u201cpiani quinquennali Russi\u201d (e l\u00ec dovrebbero restare, al calcolo delle quantit\u00e0).<\/p>\n<p>Pianificatori che si permettono di proliferare un\u2019infinit\u00e0 di normative, presuntamente divine, che non hanno mai avuto rapporti con modelli urbanistici e architettonici ma che uccidono l\u2019architettura e l\u2019urbanistica e distruggono il territorio tutto.<\/p>\n<p>Pianificatori che non conoscono la differenza tra Regola e Norma (ma lo stesso vale per i presunti architetti, che non si rendono conto di essere, nella migliore delle ipotesi, dei \u201cdesigner\u201d)<\/p>\n<p>Dovendo accettare quelle norme (distanze da confini, da strade, da altre costruzioni, ecc.) non puoi progettare altro che oggetti che, anche se fossero tutti straordinari, il risultato \u00e8 li da vedere: l\u2019effetto discarica.<\/p>\n<p>necrofilia:<br \/>\ns. f. [comp. di <em>necro<\/em>&#8211; e &#8211;<em>filia<\/em>, sull\u2019esempio del fr. <em>necrophilie<\/em>].<br \/>\nDeviazione sessuale, molto rara, consistente nell\u2019attrazione verso cadaveri, che si accompagna spesso ad altre gravi<\/p>\n<p><a name=\"traffico\"><\/a><\/p>\n<h2>Il traffico<\/h2>\n<h3>Il traffico privato<\/h3>\n<p><strong>L\u2019automobile <\/strong>\u00e8 il problema pi\u00f9 dirompente;<br \/>\nha favorito l\u2019urbanizzazione dispersiva su tutto il territorio con costi assurdi che ci rifiutiamo di quantificare, consuma un\u2019enormit\u00e0 di spazio, inquina.<br \/>\nIl traffico \u00e8 al collasso e non abbiamo n\u00e9 lo spazio n\u00e9 le risorse per nuovi investimenti.<\/p>\n<p><strong>Ciononostante<\/strong> il nuovo svincolo autostradale su via Tatti avrebbe effetti molto positivi;<br \/>\ntre le condizioni indispensabili:<\/p>\n<p>.1 lo svincolo dev\u2019essere completo (con il nuovo progetto a ciambella \u00e8 facile da realizzare).<br \/>\n.2\u00a0 un migliaio di posteggi di attestamento, ombreggiati con alberi, tra il Dragonato e via Tatti, da via Zorzi fino al fiume Ticino. Sar\u00e0 una bella vista sui castelli per chi entra da via Tatti.<br \/>\n.3<strong>\u00a0 Bellinzona deve diventare la prima citt\u00e0 Svizzera a traffico lento; <\/strong>30 km\/ora sugli assi di penetrazione, 20 km\/ora sul resto del territorio. Tutto pedonale, tutto ciclabile.<br \/>\n(altro che costruire ciclopiste)<\/p>\n<p>Ambulanze, polizia e pompieri, attivando le sirene, potranno viaggiare a velocit\u00e0 di molto superiori.<\/p>\n<p>Questo terzo svincolo autostradale riduce notevolmente anche il traffico attraverso Giubiasco per cui si pu\u00f2 togliere la strada che attraversa la Piazza Grande di Giubiasco, convogliando il traffico da via Zorzi sul viale 1814 e su via al Ticino (vedi <a href=\"http:\/\/www.bellinzonamasterplan.ch\/index.php\/bellinzonamasterplan\/#giubiasco\">capitolo relativo a Giubiasco<\/a>).<\/p>\n<p><em>Sarebbe pi\u00f9 utile mettere in galleria l\u2019autostrada da Galbisio (all\u2019altezza dell\u2019area di servizio autostradale) fino a Sementina sud e poi attraversare perpendicolarmente il fiume Ticino per ricollegarsi all\u2019autostrada esistente prima dello svincolo sud.<br \/>\n<\/em><em>Cos\u00ec si toglie l\u2019inquinamento, soprattutto fonico, che disturba tutta Bellinzona, fino su ad Artore, si rimette in valore il cono di deiezione di Montecarasso e Sementina, si liberano terreni preziosi e si ripristina l\u2019accesso al fiume.<br \/>\n<\/em><em>E\u2019 una proposta che avevamo formulato in occasione del \u201cSeminario ArgeAlp\u201d che si era svolto nel 1992 al Monte Verit\u00e0 di Bellinzona nel 1992.<br \/>\n<\/em><em>Ci hanno considerato dei pazzi per\u00f2, contemporaneamente, hanno approvato la galleria di circonvallazione di Roveredo Grigioni. (???)<br \/>\n<\/em><em>Oggi non ci sarebbero pi\u00f9 le risorse necessarie all\u2019opera.<\/em><\/p>\n<h3>Bellinzona prima citt\u00e0 lenta della Svizzera?<\/h3>\n<p>I bellinzonesi non s\u2019interessano del Programma di Agglomerato (PA) di terza generazione. Alle autorit\u00e0, ai politici e ai tecnici preposti va benissimo cos\u00ec!\u2028Per\u00f2 che i cittadini e soprattutto i piccoli e medi proprietari immobiliari se ne disinteressino ha conseguenze gravissime. Non vi rendete conto come grossi capitali, in primis quelli delle Casse Pensione e di strani stranieri, vi stiano bruciando il mercato?<\/p>\n<p>I PA sono nuovi strumenti per distribuire sussidi e investimenti, cantonali e federali, canalizzandoli in modo coerente.\u2028La Confederazione, correttamente, considera il traffico individuale motorizzato, che attanaglia tutte le citt\u00e0 svizzere, il problema predominante.<\/p>\n<p>Si sa che il traffico \u00e8 dovuto al tipo di urbanizzazione che accettiamo acriticamente da almeno 50 anni: centri urbani \u201ccolonizzati\u201d dal terziario e dai commerci, soprattutto di lusso, con prezzi e affitti alle stelle e la popolazione costretta ad abitare sempre pi\u00f9 lontano, sparpagliata su tutto il territorio.\u2028A questo fenomeno contribuisce il mito, settario, della casetta unifamiliare con giardino (costi e benefici: chiediamoci quanto tempo trascorriamo nel nostro giardino? &#8230; e in automobile?).<\/p>\n<p>Con i PA si vogliono modificare queste tendenze, favorendo un\u2019urbanizzazione centripeta, in contrapposizione a quella attuale, che \u00e8 centrifuga. Significa riportare la popolazione in centro, densificando le aree a ridosso dei nuclei, prossime ai nodi di traffico pubblico, soprattutto alle stazioni ferroviarie.<\/p>\n<p>I tecnici e i politici delegati si adoperano per la stesura di moltissimi progetti, soprattutto a favore dell\u2019incremento del traffico lento, pedonale e ciclabile, e del traffico pubblico, ferro e gomma, meno della moderazione del traffico veicolare. E per l\u2019urbanizzazione centripeta?\u2028Ho la suffragata convinzione che questi progetti siano pensati per imbroccare un sussidio federale piuttosto che per andare alla radice dei problemi.<\/p>\n<p>Anche il PAB 3 ammette che il traffico individuale motorizzato \u00e8 prossimo alla saturazione, per non dire al collasso ma, paradossalmente, non tiene conto che verr\u00e0 costruito un terzo svincolo autostradale.\u2028I tecnici, i politici e la popolazione del bellizonese non si rendono conto che con questa nuova infrastruttura, che alle entrate da via San Gottardo e da via Zorzi ne aggiunger\u00e0 una terza, da via Tatti, qualsiasi automobilista percorrer\u00e0 meno di 1 km per raggiungere la propria destinazione; quindi tutti a 20 km\/h (30 km\/h sugli assi di penetrazione).<\/p>\n<p>Sono contrario a ulteriori investimenti che privilegiano l\u2019uso dell\u2019automobile, ma il nuovo svincolo autostradale permetter\u00e0 a Bellinzona di diventare la prima citt\u00e0 svizzera a traffico lento, pedonale e ciclabile. I cittadini avrebbero la priorit\u00e0 sulle automobili!\u2028Vantaggi e privilegi enormi per la Citt\u00e0 e ragazzi e bambini di nuovo a giocare in strada e in piazza.<\/p>\n<p>ReMa<\/p>\n<p><a name=\"eliminare\"><\/a><\/p>\n<h2>Eliminare la via Giuseppe Lepori<\/h2>\n<p>Con una nuova passerella, pedonale e ciclabile, alla Torretta e considerando la passerella tra Bellinzona Nord (via Ripari Tondi) e Galbisio, si pu\u00f2 eliminare la via G. Lepori, da sempre deturpante in mezzo a quest\u2019area che dovrebbe essere il Grande Parco Attrezzato.<br \/>\n(vedi capitolo \u201c<a href=\"http:\/\/www.bellinzonamasterplan.ch\/index.php\/bellinzonamasterplan\/#edificiopubblicopontegiuseppelepori\">Bellinzona. Un edificio Pubblico sul ponte che era di via Giuseppe Lepori<\/a>\u201d)<\/p>\n<p><a name=\"posteggi\"><\/a><\/p>\n<h2>Posteggi<\/h2>\n<p>Le automobili inquinano di pi\u00f9 quando sono ferme che quando viaggiano, difatti, per posteggiarle abbiamo distrutto palazzi, case, stalle, snaturato piazze, strade, vicoli e sentieri, coperto corsi d\u2019acqua, scavato grosse buche sotterranee sotto piazze, palazzi, parchi e altro. Su tutto il territorio c\u2019\u00e8 il pericolo d\u2019essere disturbati o investiti da automobili che, in attesa di trovare posteggio, formano colonne.<br \/>\nCi vorrebbe uno studio serio sui costi di un posteggio considerando che ce ne sono almeno tre per ogni veicolo: uno a casa, uno all\u2019ufficio e diverse frazioni di posteggio al supermercato, al centro commerciale, al centro sportivo, al centro culturale, ecc.<br \/>\nUn posteggio occupa almeno 13 metri quadri, che \u00e8 una superficie maggiore del minimo richiesto per una camera d\u2019appartamento con 2 letti (12 mq secondo le generose norme per appartamenti sussidiati) e non sono considerate le superfici di accesso e di manovra. Tutti devono avere la possibilit\u00e0 di scaricare persone e materiali davanti a casa ma i posteggi dovrebbero essere pubblici e raggruppati, a debita distanza dall&#8217;abitazione o dal luogo di lavoro.<\/p>\n<p>In genere le strade sono troppo larghe e, utilizzando gli arretramenti, sarebbe facile trasformarle in viali alberati con posteggi a 90 o 60 gradi con marciapiedi larghi.<\/p>\n<p><a name=\"trasporti\"><\/a><\/p>\n<h2>Trasporti pubblici<\/h2>\n<p>La messa in esercizio della galleria ferroviaria del Monte Ceneri comporter\u00e0 un incremento importante e un cambio epocale del trasporo pubblico in Ticino.<br \/>\nBellinzona dovr\u00e0 investire per poter approfittare al meglio di questa infrastruttura.<br \/>\nOltre alla Stazione Tilo in Piazza Indipendenza si dovr\u00e0 pretendere Stazioni Tilo anche alla Saleggina, a San Paolo e forse anche ad Arbedo e si dovranno riqualificare i diversi comparti.<\/p>\n<p>* vedi articolo &#8220;<a href=\"http:\/\/www.bellinzonamasterplan.ch\/index.php\/bellinzonamasterplan\/#nuovoospedaleetilo\">Citt\u00e0, il potenziale delle nuove fermate Tilo<\/a>&#8221;<\/p>\n<p><a name=\"conclusione\"><\/a><\/p>\n<h2>Conclusione alle premesse<\/h2>\n<p><span style=\"color: #ff0000;\">Il tipo di urbanizzazione che accettiamo acriticamente da almeno 60 anni \u00e8 la vera causa del dissesto o disastro economico e finanziario dei nostri Comuni, Cantoni e della Confederazione!<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ff0000;\">Altro che i costi della sanit\u00e0, della socialit\u00e0 e del lavoro messi insieme!<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ff0000;\">Ci lamentiamo dei costi della sanit\u00e0 ma questa risuscita anche i morti.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Invito a far scorrere titoli e sottotitoli e a soffermarsi sulle immagini prima di addentrarsi nella lettura dei singoli capitoli. Da 40 anni. Progettare per studiare, leggere, capire, il disegno della citt\u00e0 e del suo territorio. Prologo Debellare l\u2019UTOPIA (neologismo di Tommaso Moro, coniato nel 1516, composto di\u00a0ou\u00a0non e\u00a0topia\u00a0luogo) Significa: debellare il NON LUOGO Significa: &hellip; <\/p>\n<p class=\"link-more\"><a href=\"https:\/\/www.bellinzonamasterplan.ch\/index.php\/prologo\/\" class=\"more-link\">Leggi tutto<span class=\"screen-reader-text\"> &#8220;Prologo&#8221;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-1194","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.bellinzonamasterplan.ch\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1194","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.bellinzonamasterplan.ch\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.bellinzonamasterplan.ch\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bellinzonamasterplan.ch\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bellinzonamasterplan.ch\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1194"}],"version-history":[{"count":10,"href":"https:\/\/www.bellinzonamasterplan.ch\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1194\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1306,"href":"https:\/\/www.bellinzonamasterplan.ch\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1194\/revisions\/1306"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.bellinzonamasterplan.ch\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1194"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}